.

 
ilmedianodispinta 
il blog di Stefano Dominese, consigliere di circoscrizione.
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Stefano Esposito
Walter Veltroni
Enrico Letta
Rosy Bindi
Nicola Zingaretti
Marina Sereni
Marco Follini
Dario Franceschini
Paolo Gentiloni
Ignazio Marino
gianni cuperlo
Federica Mogherini
Roberto Placido
Monica Cini
Fabio Malagnino
Enzo Lavolta
left is right
politicinrete
Glocus
Torino internazionale
cantieredemocratico.it
Eguaglianza & Libertà
leftwing
Nuova Economia Nuova Società
La Voce
  cerca

"....Solo i giovani hanno momenti simili. Non penso ai giovanissimi. No, i giovanissimi, propriamente parlando, non hanno momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni. Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza - e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni. E questo non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l'umanità ha già percorso questa strada. È il fascino dell'esperienza universale dalla quale ognuno si aspetta una sensazione particolare e personale - un po' di noi stessi.....

Joseph Conrad (1857 - 1924)
da: "La linea d'ombra"


 

Diario |
 
Diario
24781visite.

27 ottobre 2009

La politica spiegata ad un quindicenne - Pierluigi Bersani (2007)

 

Intervento di Pierluigi Bersani tenuto di fronte ad un milgiaio di ragazzi delle scuole superiori nell'ambito del "Compa", Forum della comunicazione che si tiene ogni anno a Bologna. Ampi stralci, da "L'Unità"

Che cos’è la politica? La politica è quella cosa che se non la fai un po’ tu, te la fanno gli altri e non sempre te la fanno come vorresti tu. Credo sia molto importante riflettere, anche alla vostra età, sull’esigenza di avvicinarsi un po’ di più, di capire un po’ di più questo oggetto. Non credo che ci siano regole su come una persona, nella sua vita, possa accostarsi alla politica. Nei miei ricordi, il primo avvicinamento alla politica è legata a un fatto. Avevo 15 anni come molti di voi, quando avvenne la famosa alluvione di Firenze. Io, senza essere un “angelo del fango”, come si dice adesso, andai - impressionato dalle cose che si dicevano in tv - a questo grande appuntamento di solidarietà.

Ci trovammo lì in migliaia di giovani. Perché facemmo questa cosa, che cosa scattò? Un’idea di solidarietà, certamente: vedevi un disastro così grande e ti dicevano che potevi fare qualcosa! Un’idea di libertà: andare via per 15 giorni, fare qualcosa di utile assieme a tanti altri giovani.

Io ero uno che veniva dalla collina, andavo anch’io a scuola in corriera, sono sempre andato con questo mezzo a scuola. A 15 anni trovarsi insieme a migliaia di altri giovani è una sensazione di libertà incredibile; a ciò si aggiunse una sensazione di partecipazione, di auto-organizzazione, perché ci organizzavamo da noi: fare le squadre e andare ad aiutare; ti davano il badile, ti davano la carriola, andavi e poi, alla sera, accendevi il fuoco e magari ci facevi il girotondo attorno, cantavi; allora si sentivano i Beatles, qualcuno aveva la chitarra e via e ti batteva il cuore.

In questa idea, in questa sensazione di protagonismo, di solidarietà, di partecipazione, secondo me, lì è scattata nella testa di molti - e stiamo parlando di una mezza generazione - una certa idea di politica.
L’altra cosa che ricordo, ancora precedente ai miei 15 anni e che non so da dove venisse, è una curiosità attorno a questo tema: cosa è giusto e cosa è ingiusto? Gli uomini sono uguali? Non so da dove ho ricavato queste domande, ma, per esempio, e può sembrare una stupidaggine, ricordo le discussioni che facevo con gli amici sui fumetti o sui film western. Allora si andava al cinema, c’erano tanti film western ed il problema era di capire chi stava con gli indiani o con i bianchi. La discriminante, la differenza era quella di chi sviluppava questo concetto: ma, insomma, gli indiani erano lì anche prima, perché sono andati a rompergli le scatole?

Mentre c’era chi sviluppava il concetto secondo il quale la civiltà dovesse andare avanti e schiacciare questi "barbari". In discussioni di questo genere mi è spuntata l’idea di una comune umanità, l’idea che tutte le donne e tutti gli uomini del mondo hanno diritti uguali ed uguale dignità. (...)

Per noi occidentali il concetto fondamentale di politica deriva dalla cultura greca. I grandi filosofi all’origine del pensiero greco si sono occupati di questo, e la politica è comparsa come una specie di scienza su che cosa è giusto o ingiusto, su che cosa è bene o è male per la città.

Questa è stata l’origine della discussione politica che poi ha avuto degli sviluppi interessanti. Grosso modo questa discussione ad un certo punto è diventata - per esempio in Platone - la discussione su quale sia il governo ideale; in Aristotele invece, su quale sia il miglior governo possibile. Questi sono due modi di ragionare un po’ diversi, che hanno una coda lunga, lunga, che arriva fino ad oggi. Io vorrei segnalarvi una precauzione, anzi, due precauzioni. La prima: se tu immagini un mondo ideale, devi stare attento a non esagerare perché con questa idea di un governo perfetto, di una società perfettamente giusta, spesso si sono provocate delle crudeltà, cioè si è sacrificato l’uomo di oggi in nome dell’uomo di domani, della felicità di domani, della società giusta di domani: "intanto ammazzo quello di oggi perché voglio arrivare all’uomo felice di domani". E’ pericoloso!

Vi regalo un’avvertenza anche per l’altro tipo di pensiero: scegliamo il miglior governo possibile. Giusto, ma attenzione che non diventi cinismo, che non diventi sfiducia nella possibilità che la politica generi miglioramento, cambiamento, perché a volte, ancora adesso, si dice: "Ma cosa vorrai mai, tanto sono tutti uguali!Prendiamo quel che passa il convento, prendiamo il miglior governo possibile date le condizioni!". Questo non va bene, perché, se la politica perde il senso del cambiamento, della possibilità di miglioramento, perde l’anima.
Quale sarebbe, allora, la strada giusta? Io non ho la ricetta, però mi ha sempre impressionato quello che proprio Platone diceva in una delle sue più importanti opere, "La Repubblica". Egli diceva: "So anch’io che quello che vi sto descrivendo come modello ideale non esiste e non esisterà, ma infatti il problema non è che esista quel governo ideale, il problema è avvicinarsi ad esso per quel che si può", e in questo c’è una giusta tensione verso un cambiamento che non promette il paradiso.

Una politica buona ed un governo buono, secondo me, vogliono dire non dimenticare mai i valori, l’urgenza morale, il perché fai politica, ma pretendere che questi valori diventino almeno in parte dei fatti, fatti concreti, fatti immediati, visibili. Quando si parla di "riformismo", in fondo, si dice questo. La parola "riformismo" vuol dire prendere dei valori, guardarli e cercare di tradurli in fatti concreti, anche parziali, anche limitati. Poi la scuola vi dirà altre cose, magari quando leggerete (se non l’avete già letto) Machiavelli, e cioè che la politica è anche un’arte, una tecnica. Attenzione, perché è importante questo concetto: se vuoi raggiungere un buon fine, non pensare che arrivi da sé. Devi stare attento a come conduci le cose perché, magari, non ci arrivi o arrivi al contrario. Quindi la politica richiede qualche competenza.

Diciamolo pure: non è detto che il primo che si alza al mattino sia già capace! La politica richiede un percorso, una formazione e contiene un certo specialismo. Per dirlo in maniera semplice, non è che il miglior primario chirurgo d’Italia sia per forza il miglior ministro della Sanità; non è che chi ha azzeccato tutti i suoi affari nella vita professionale, improvvisamente, diventi il miglior governante, non è detto!

L’idea che la politica abbia una sua disciplina, una sua formazione, non deve però portare, anche qui, all’errore opposto; a ritenere cioè che la politica sia un fatto quasi da iniziati, esoterico, e che possa essere capita solo da chi la fa, perché chi è fuori non ci capisce niente! La benzina della politica non è la specializzazione, ma è la partecipazione, altrimenti la macchina non va!

Come si fa, allora? (...) Ci sono stati luoghi di formazione, pensate alla guerra di Liberazione: lì c’è stata una scuola di politica col fucile alle mani! Pensate a tutte le scuole di partito; pensate anche a percorsi che sono, per esempio, di costruzione di movimenti, sentieri culturali, esperienze di fede. Pensate cioè a percorsi che comunque hanno sfiorato, avvicinato la politica. Parecchi di questi percorsi si sono persi ed uno si può chiedere: che cos’è, allora, che seleziona la politica? La televisione? Chi è bravo in televisione? Allora diciamo che il miglior chirurgo d’Italia non è il miglior ministro della Sanità, ma che il ministro giusto è quello più efficace in tv nel parlare di Sanità? Non credo!

Per quale via, allora, troviamo la soluzione? Credo che non ci sia altra strada che mettere il politico, colui che si interessa di politica alla prova della partecipazione, alla prova dell’amministrazione pubblica, alla prova della presenza attiva in organismi, organizzazioni o movimenti.
È difficile fare il ministro, se non hai fatto una volta l’amministratore o il sindaco, o se non hai guidato un movimento o un’associazione, insomma, se non hai maturato un’esperienza che ti consenta di essere selezionato, e senza che la gente abbia visto da vicino che cosa riesci a combinare. Questo è molto importante. E’ così in tutti i Paesi del mondo. Se voi guardate tutti i Presidenti degli Stati Uniti, tutti i Presidenti della Germania, della Francia, etc., vedrete persone che prima hanno governato qualcosa, che non sono nate sotto il cavolo! Bisogna immaginare, quindi, una politica che sia molto vicina all’arte di governo, perché quest’ultima consente un giudizio da parte dei cosiddetti governati, ti mette alla prova e può farti misurare per quante cose giuste fai e per quanti errori fai.

Detto questo, penso la politica sia scienza, sia arte, tecnica, formazione; in ultima analisi tuttavia - e torno dove ho cominciato - c’è un’urgenza morale in chi si accosta alla politica. (...) Questa urgenza morale, in fondo, si esprime nel superare la freddezza del termine "io" ed arrivare al termine "noi"; che non sia solo "noi" inteso come la famiglia, "noi" come i miei amici, "noi" come la mia corporazione, il mio mestiere, ma che sia un "noi" dove c’è dentro il bianco, il nero, il vicino, il lontano, l’uomo, la donna, il vecchio, il giovane; un insieme insomma, dentro al quale stia quella cosa che non possiamo non chiamare "umanità".

Questo concetto è importantissimo perché il paradosso è che in questo "noi" ci deve stare non solo l’uomo, la donna, il lontano, il vicino, ma anche quello di Destra e quello di Sinistra, attenzione, perché una politica che sia odio non è una politica, non può esserlo, è una contraddizione in termini! Tu potrai gestire le tue convinzioni con animosità, con forza, con determinazione, con testardaggine, ma non fino al punto di odiare chi non la pensa come te perché, allora, tu distruggi la politica, dimentichi il fatto fondamentale della politica, dimentichi che cosa è la città: la nostra città è quella cosa rotonda che sta girando nello spazio e sulla quale siamo tutti, quelli di Destra e quelli di Sinistra, e solo per un po’ di tempo.

Se non riusciamo a trasmettere questo tratto di fondo, che sta al di sotto di ogni scelta politica e viene prima di essa, noi non possiamo fare una buona politica. Alla fine seminiamo aggressività, seminiamo solo inutile zizzania, cattiveria, violenza.

Questo concetto bisogna intenderlo in senso molto largo. Alla vostra generazione capita di descrivere questo "noi" in un passaggio crucialissimo, che si può ben simboleggiare nel secolo che è passato, dal XX al XXI secolo. Qui c’è un passaggio rilevantissimo per definire questo "noi" ed io spero che riflettiate su che cosa si può portare nel nuovo secolo rispetto a quello passato, che ve ne facciate una ragione, che vi aiutiate l’uno con l’altro a farvi una ragione di questo.

Il secolo che è finito è stato un secolo terribile, nel quale la politica ha dato il meglio ed il peggio di sé, assieme, con fatti di enorme novità e con drammi di portata - ci auguriamo - irripetibile. Quindi ci siamo "scottati" di politica, ma abbiamo anche visto che cosa di buono può venirne.

Io spero che voi portiate di là, nel secolo nuovo, alcune cose fondamentali. La democrazia, innanzitutto. E lasciamo stare quanto sia imperfetta! Fa una bella differenza avere sempre più Paesi con Costituzioni democratiche, avere una Carta dell’Onu con l’affermazione dei diritti universali! Questo ce lo ha dato il Novecento. Provate anche a riflettere su cosa ci ha dato il Novecento per quanto riguarda l’emancipazione della donna, la condizione femminile. Provate a fare una scansione storica: pensate a cosa sono stati i millenni precedenti e a che cosa è successo improvvisamente, in pochi decenni dal punto di vista dell’affermazione, ancora parziale, di un ruolo della donna! La prima volta in cui le donne hanno votato da noi è stato nel 1946: la prima volta in cui sono stati riconosciuti alle donne i diritti politici, una rivoluzione!
Pensate al lavoro: all’inizio del secolo passato, anche in Italia, lavoravano nelle miniere bambini di 13 anni per 13 ore o più. Guardate cosa sono diventati i diritti del lavoro! Certamente ci sono tante cose da fare ancora, ma quale cambiamento ci ha portato il ’900!

(...) Io penso, allora, che queste e altre cose che ci portiamo del vecchio secolo devono, però, confrontarsi con i problemi del nuovo secolo. Voi dovrete sbrogliarli! Come? Innanzitutto dandovi strumenti. Il vecchio secolo ha prodotto, oltre alla democrazia, anche un modo di organizzarsi: le associazioni, i movimenti, i Sindacati, i partiti grandi partiti di massa sono un’invenzione del ’900. Qualcuno ha detto che i partiti sono la democrazia che si organizza, cioè il modo di raccogliere e di fare entrare dentro lo Stato delle volontà collettive. I limiti dei partiti si sono visti via via: rischi di burocratizzazione, di faziosità, di chiusura, anche di fronte, ad esempio alla fantasia, alla volontà di entrare delle nuove generazioni.

Attenzione alle alternative, però. Senza associazioni, senza partiti che cosa c’è? Decidiamo che c’è la tv? Decidiamo che dovrà esserci un moderno Principe che si afferma, secondo logiche che ancora non abbiamo capito quali possono essere? Un Grande Fratello? Magari nelle forme di un potere mediatico, o tecnologico,o economico? Credo che in questo crinale, in questo passaggio di secolo, dobbiamo dirci: partiti, sì, ma non così! Bisogna riformulare queste organizzazioni e riformularle alla luce dei problemi nuovi che, ripeto, dovrete sbrogliare voi. (...)

Io faccio qualche pronostico: voi discuterete fra non molto, necessariamente, di una cosa che si chiamerà "governo democratico del mondo", anche se sembra esagerato dire così. Questo perché il mondo si sta facendo molto piccolo, quel che succede in Cina ci riguarda immediatamente. Ci sono fatti che non riusciamo a dominare. Per esempio, dopo la caduta del muro di Berlino e la logica dei blocchi, di cui avrete sentito parlare, la pace e la guerra. C’è qualcuno che ha in mano un minimo di regolazione di questo rischio?

La proliferazione delle armi nucleari. C’è qualcuno che ha in mano questo rischio? I grandi fatti ambientali: il riscaldamento della Terra. C’è qualcuno che ha in mano questo rischio? Oppure, per esempio, il confronto-scontro, di cui si parla tanto oggi, fra le cosiddette civiltà. C’è qualcuno che ha in mano questo rischio? Oppure il fatto che la ricerca sensibile, la scienza siano ormai a portata di mano in tanti luoghi ed in tante realtà, di qualcuno male intenzionato; oppure la Finanza che sposta convenienze, risorse, e - da un giorno all’altro - può far star bene un Paese e far star male un altro, e tu non capisci da dove parte, dove si muove e per quali logiche.

Questi sono tutti fenomeni che vanno controllati, ma non devono metterci in allarme. È sempre stato così, non è la prima globalizzazione. Globalizzazione che cosa vuol dire? Vuol dire che gli scambi crescono di più rispetto alla crescita dell’economia, il famoso Pil, cioè il Pil cresce - ad esempio - di 2 punti, gli scambi crescono di 4 punti, il che crea un effetto giostra con ridistribuzione del lavoro, delle merci e della ricchezza, che ti impressiona.

Non è la prima volta però che, quando cresce la globalizzazione, accadono cose che tu non controlli e che non vedi dall’inizio. Pare assodato che la peste che arrivò in America pare dopo Colombo e che sterminò (non essendo pronti a combattere microbi del genere) milioni di indios, fu portata da una nave spagnola che arrivò lì più o meno nel 1530, la quale aveva dei topi che avevano le pulci della peste. Io credo che, se gli spagnoli avessero saputo che sulla loro nave c’era la peste, non l’avrebbero portata. Non avevano alcun interesse a diffondere l’epidemia tra gli indios; ma non lo sapevano, non padroneggiavano quel particolare effetto della globalizzazione. Noi, quindi, dobbiamo padroneggiare i rischi della nuova globalizzazione. Ci vuole una discussione a "livello mondo" sui temi di cui vi ho parlato adesso.(...)

Arriviamo ai temi di oggi. Sentirete o leggerete sui giornali qualcosa sui problemi della Finanziaria e su altri temi che avrete tempo per apprendere. In sostanza i debiti che abbiamo oggi, come Stato, o cominciamo a pagarli oppure vanno sulle generazioni future, c’è poco da fare! Per cui noi dobbiamo fare lo sforzo di cominciare a pagarne qualcuno oggi. Difendere troppo le garanzie delle professioni e dei mestieri significa togliere ad un giovane la possibilità di fare più facilmente quello che vuole fare, come il farmacista, il tassista, l’avvocato e così via.

Per avere, quindi, un domani più accogliente per voi, bisogna che noi ci scomodiamo un po’ adesso e ciò vuol dire scomodare anche le famiglie, scomodarci un po’ tutti per poter stare meglio dopo. Io non vorrei stare sempre con chi tiene chiuse le porte; vorrei stare con chi bussa per entrare! (...) Se scommetti qualcosa sul domani, investi bene quello che hai oggi. Se vuoi che domani il mondo sia un po’ meglio di quello di oggi non puoi usare le tue forze solo per difendere quello che c’è. Devi cambiare le cose, almeno un po’. Questo mi pare il senso vero della politica.




permalink | inviato da ilmedianodispinta il 27/10/2009 alle 17:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

28 luglio 2008

.... a proposito di testamento biologico

vi invito a leggere quest'articolo scritto a quattro mani da Anna Finocchiaro e Ignazio Marino sul Corriere della sera nel Gennaio 2007...
Eccovi il link:
http://www.ignaziomarino.it/Archivio/2/1.2.07la%20proposta%20di%20una%20laica%20e%20di%20un%20credente,%20irm%20e%20finocchiaro,%20corriere%20della%20sera(1).pdf




permalink | inviato da ilmedianodispinta il 28/7/2008 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 giugno 2008

Facebook, il social network arriva nella P.A.

Segnalo questo interessante articolo letto su www.municipia.it il 9 Giugno 2008........

In quest'ultimo anno diversi enti locali e pubbliche amministrazioni hanno sperimentato il valore aggiunto di piattaforme innovative per comunicare con i propri interlocutori. L'attenzione della maggior parte delle organizzazioni è stata rivolta in particolare all'utilizzo di Second Life, l'ambiente di virtual reality più conosciuto al mondo che ha già trovato l'interesse del Ministero degli Affari Esteri e della Regione Toscana. Le buone capacità promozionali e comunicative della piattaforma fondata da Philip Rosedale stanno facendo emergere nuove possibilità interattive per la p.a: una nuova frontiera per quanto riguarda il marketing territoriale ma anche per condividere informazioni.
La possibilità di entrare in contatto con un target selezionato di utenti e di riproporre, in ambito virtuale, iniziative della vita reale è stato oggetto di numerosi approfondimenti durante i convegni istituzionali e i congressi legati alla comunicazione pubblica italiana.
Sono invece sottovalutate dalla p.a. italiana le tecnologie legate al social networking come quelle di My Space e Facebook. Entrambi sono strumenti molto preziosi per entrare in contatto con gruppi selezionati di utenti e per diffondere informazioni ma non hanno ancora preso il posto di blog, newsletter e forum nelle attività di comunicazione on-line di aziende e pubblica amministrazione.
Un dato che conferma un forte interessamento verso il social networking, ed in particolare verso Facebook, giunge però in queste settimane dal Regno Unito. Il Governo britannico sta infatti pianificando di usare siti di social nwtwork come Facebook per migliorare i propri piani di comunicazione. Tom Watson, Ministro per l'Innovazione Amministrativa, ha proposto un nuovo modo per condividere le informazioni con i cittadini che capovolge la struttura fin ad ora utilizzata: i cittadini non devono più cercare servizi on-line, ma deve incominciare un percorso inverso per permettere ai servizi e alle informazioni della p.a. di mettersi in relazione automatica con gli interessati.
Per diffondere l'iniziativa il governo britannico ha deciso di pubblicare una serie di "guide" per amministratori che interndono implementare la discussione con i cittadini nei social network.
L'obiettivo è quello di migliorare la comunicazione on-line con le community che ruotano attorno alla pubblica amministrazione, creando meccanismi di interazione con politici ed amministratori. Sulla strada della trasparenza amministrativa ci sono già il sito per l'e-petition di Downing Street e "DirectGov", il sito dedicato dal governo inglese ai servizi on-line per i cittadini, ma le esperienze più interesanti a cui guarda l'esecutivo inglese per il prossimo futuro, e che vanno proprio nella direzione del social network, sono Netmums, rete sociale per neo-mamme, e NHS Choices, dove è possibile fare discussioni di carattere medico.
Nel frattempo Facebook ha già conquistato la polizia di Manchester. Questo distretto ha fatto sviluppare infatti un'applicazione per Facebook che consente agli utenti che la installano di essere informati sulla situazione di sicurezza del proprio distretto e di ricevere utili informazioni.
Le news che si ricevono via feed nell'applicazione, possono poi essere condivise con gli amici, innescando così una discussione attorno a temi di sicurezza della propria realtà locale.
Attraverso l'apposita applicazione la polizia ha creato una propria pagina profilo sulla quale gli utenti possono lasciare commenti. Cliccando su "Submit Intelligence" ci si collega al sito web della polizia e, in totale anonimato, è possibile fornire informazioni, dichiarare sospetti e rilasciare denunce. Il progetto si è rivelato più volte utile, soprattutto in occasione di delicati fatti di cronaca nera che la polizia non riusciva a risolvere per assenza di indizi. Con Facebook la Polizia ha potuto raccogliere segnalazioni dei cittadini in modo immediato e, soprattutto, attraverso un linguaggio compreso dai giovani, spesso diffidenti nei confronti delle forze dell'ordine.




permalink | inviato da ilmedianodispinta il 8/6/2008 alle 22:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 giugno 2008

Violenza sulle donne in tv, ma senza fondi

...segnalo dal sito www.kila.it (portale della Regione Piemonte della dalla Commissione Regionale Pari Opportunità) in data 31 maggio 2008.

Arriva il 4 giugno su Raitre un film che racconta storie vere di violenza di genere. La ministra Carfagna promette un intervento legislativo, ma il governo azzera il Fondo di venti milioni previsto dalla Finanziaria per il 2008.

In Italia tre donne su dieci hanno subito violenza fisica, sessuale, psicologica. Hanno sopportato maltrattamenti, violenza domestica, comportamenti persecutori, soprusi, stupri. La maggior parte delle vittime chiama la cosa in un altro modo, non la chiama o non la denuncia. Alcune storie esemplari di queste donne, raccontate in presa diretta, sono raccolte nel film La vittima e il carnefice, firmato da Roberto Burchielli e Mauro Parissone, che Raitre proporra' il 4 giugno alle 21.

Il film è stato presentato in anteprima alla Casa del Cinema di Roma martedi' 27 maggio alle 18. All'evento sono intervenute il neo ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e i genitori di Antonella Multari, uccisa a coltellate la scorsa estate per le strade del centro di Sanremo dall'ex fidanzato dopo una lunga storia di persecuzioni e violenze.

La vittima e il carnefice punta sul racconto in presa diretta: "Non ci interessava - sottolinea Parissone - la testimonianza 'ex post' delle vittime, da talk show. Abbiamo scelto di far vedere le storie in corso, filmando le reali protagoniste, ossessionate dall'ex marito, dall'ex fidanzato o magari dal loro attuale compagno. Abbiamo voluto far vedere in faccia storie di botte, pressioni, ossessività persecutiva, esplorando l'orrore al quale può giungere la vita di coppia e in famiglia. Quella classica, tradizionale, composta da italiani e italiane". Il conflitto tra uomo e donna viene seguito "in tutti i passaggi. Ma tutto risulta terribilmente sfumato perché c'é lo scontro, durissimo, ma c'é anche qualcosa di molto vicino al sentimento". Non è stato difficile per i registi individuare le storie da raccontare: "Purtroppo c'é soltanto l'imbarazzo della scelta. Ci siamo mossi contattanto gli uffici denunce di una trentina di questure e seguendo forum e blog su internet. E abbiamo incontrato tante persone completamente sole - conclude Parissone - nella loro inadeguatezza, nelle loro paure, nel loro bisogno, nella loro colpa".
Anche se questo film-documentario, che mostra s
cene molto forti e vere, che lasciano il segno anche in chi non ha mai conosciuto direttamente questa realtà, è stato giudicato troppo ottimistico almeno rispetto a un dato oggettivo: ben poche delle denunce sporte da donne in Italia per aver subito violenza, oltre un milione nel 2006, sono state seguite da misure e provvedimenti adeguati ad evitare la prosecuzione e l’escalation dei comportamenti aggressivi e violenti.

In occasione del convegno La violenza sottile, organizzato nei giorni scorsi a Roma dall’Osservatorio Lines, è stato riportato che un italiano su cinque è stato oggetto di molestie insistenti, e per l’80% si tratta di donne, mentre più della metà dei molestatori sono partner o ex partner, e quasi tutti persone con una “normale” vita sociale. Il giudice Fabio Roia, del Consiglio Superiore della Magistratura, ha ammesso che la giustizia e le forze dell’ordine non sono preparate ad affrontare il fenomeno, in cui la componente psicologica è in primo piano e la tutela della vittima è aspetto essenziale.

La ministra Carfagna si è impegnata a riprendere e portare a termine l’iter del disegno di legge che introduce nel codice penale il reato di stalking, avviato nella precedente legislatura con l’approvazione da parte della Commissione Giustizia della Camera, e sul quale concordano deputate di entrambi gli schieramenti politici. Secondo questa norma, chiunque "minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere" può essere perseguito e condannato a pene detentive fino a quattro anni e a misure cautelari e di sicurezza.

Intanto però, infuria la polemica sulla soppressione di uno stanziamento che proprio su questo tema era stato voluto dalla ministra uscente Pollastrini, e che adesso è stato abolito, su proposta del Ministro dell’Economia Tremonti, per finanziare la detassazione della prima casa e degli starordinari.

“Il primo atto del governo contro la violenza sulle donne? Un bel taglio al Fondo istituito dalla Finanziaria 2008 con 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime e la prevenzione" denuncia Vittoria Franco, ministro ombra del Partito Democratico. Ribatte Mara Carfagna: “Per contrastare il doloroso fenomeno della violenza contro le donne servono norme che garantiscano misure di protezione integrale contro la violenza di genere, pene severe e processi più veloci'' e assicura: “I fondi che chiederò di stanziare serviranno per il sussidio all'attuazione di una normativa che attualmente è allo studio dei tecnici''.




permalink | inviato da ilmedianodispinta il 3/6/2008 alle 23:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

28 maggio 2008

La futura classe dirigente

 
inserisco volentieri questa riflessione/articolo di Roberto Placido pubblicato su La Stampa il 26.05.2008

Il dibattito che si è aperto nei giorni scorsi sui criteri della selezione e della formazione delle classi dirigenti nella nostra città rappresenta – finalmente – uno spiraglio in un momento in cui la politica si concentra sulle contingenze, a scapito di una visione strategica del futuro.
Anche se, come sottolineato nelle teorie politiche, la cooptazione porta in sé elementi non democratici e si trova spesso in regimi aristocratici ed oligarchici dove rappresenta uno strumento di perpetuazione dello stretto gruppo dominante, esso ha avuto, a partire dai primi anni Novanta, in un momento di difficoltà, un ruolo importante nella trasformazione economica e sociale di Torino. Oggi, tuttavia, questo metodo mostra la corda, evidenziando tutti i suoi limiti e le sue storture.
Esiste un vero e proprio “blocco di potere” che impedisce il ricambio delle classi dirigenti: conserva riferimenti nelle vecchie rappresentanze, non riesce più a interpretare il mutamento sociale ed economico della società e non è in grado di instaurare un dialogo con una nuova generazione di imprenditori, professionisti, ricercatori.
Nel passato anche partiti politici con importanti tradizioni, utilizzavano la formula della cooptazione, ma all’interno di una visione generale e di un progetto preciso. Senza rinunciare, tuttavia, a periodiche verifiche democratiche.
Nella società moderna, le stesse organizzazioni di categoria (i famosi “corpi intermedi”) hanno come metodo per i propri rappresentanti il passaggio elettivo, che sta alla base della legittimazione democratica. Non esiste praticamente settore dove questo non accada.
Torino, invece, vive da troppi anni una dimensione particolare dove i cooptati non si limitano solo ad esercitare il compito per cui sono stati chiamati, ma contribuiscono a perpetuare il sistema senza verificare il proprio grado di rappresentatività. Con l’aggiunta, ancora più grave, di risultati non sempre positivi, come dimostrato dallo stato drammatico in cui versano i bilanci di alcuni importanti enti pubblici. Alla fine è poi la politica a risponderne presso l’opinione pubblica e i cittadini a pagarne le conseguenze dal punto di vista dei servizi offerti.
Oggi i processi di rinnovamento delle classi dirigenti si trovano davanti a forti resistenze esercitate da circoli ristretti e autoreferenziali che impediscono di fatto alle stesse categorie di settore di esprimere propri rappresentanti all’interno di importanti realtà. A meno che essi non passino al vaglio preventivo di chi concentra in sé, più o meno esplicitamente, il potere di determinare tali scelte.
Per quanto mi riguarda, siamo a tutti gli effetti alla fine di un ciclo, i cui risultati, se positivi o meno, saranno chiari solo fra qualche anno. Si pone pertanto una scelta: la continuazione di un sistema oligarchico e asfittico che impedisce alla nostra realtà di mettere completamente in evidenza le proprie potenzialità nella nuova società della conoscenza. Oppure – ed è questo il mio impegno - un ricambio generale, frutto di un rinnovamento profondo nelle idee e nei metodi, in un sistema che si fonda sulla legittimazione democratica e sulla naturale e periodica verifica dei risultati, così come avviene nelle moderne democrazie dove il cittadino è protagonista attivo.
I capisaldi di questo rinnovamento, va da sé, dovranno essere rappresentatività, merito, formazione e competenza. Il partito democratico deve svolgere un ruolo di primo piano in questo processo, gestendo il cambiamento, e intercettando alcuni preoccupanti segnali che ci giungono dalla società o, per esempio nel caso di Torino dalle periferie, pena una progressiva marginalità nel sistema politico e nel tessuto economico e sociale.




permalink | inviato da ilmedianodispinta il 28/5/2008 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

20 maggio 2008

Le primarie per il circolo della IV Circoscrizione

 

Su www.cantieredemocratico.it
il programma del
candidato coordinatore
Giulio LAMBRESA
e la lista che lo sostiene!!!
 
Domenica 25 maggio 2008 è indetta a Torino la Campagna per l’elezione del Coordinatore e dei Coordinamenti circoscrizionali del Partito Democratico di Torino e contestualmente la Giornata del tesseramento al Partito Democratico.

Il livello di radicamento del PD nel territorio di Torino sono i Circoli Circoscrizionali. Per ogni Circoscrizione costituiremo quindi un circolo territoriale. Ogni Coordinamento circoscrizionale sarà composto da un Coordinatore e da 50 membri. Il Coordinatore circoscrizionale sarà eletto in maniera diretta, in particolare sarà eletto Coordinatore del Circolo il candidato che avrà ottenuto la maggioranza assoluta dei membri eletti del Coordinamento a lui/lei collegati.

Nei dettagli pubblichiamo, man mano che ci pervengono, tutte le informazioni e le istruzioni per quanto riguarda le primarie nella nostra Circoscrizione 4.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. PD politica IV Circoscrizione

permalink | inviato da ilmedianodispinta il 20/5/2008 alle 23:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 aprile 2008

Non è la fine.......

..Lunedì sera a risultati elezioni oramai chiari, ho sentito l'esigenza di scrivere alla mia mailing list di amici e cittadini, queste brevi e semplici riflessioni: 

"...un grazie di cuore a tutti coloro che si sono rimboccati le maniche per aiutarci nella campagna elettorale, non rimpiango la scelta che abbiamo fatto come Pd.
Ora è tutto più chiaro e la chiarezza pagherà.
Non è questo il momento per abbandonare o piangere, la maggioranza ha quasi sempre ragione. Rialziamoci in piedi e costruiamo il nostro futuro.
Ognuno pensi che potrà fare di meglio, ognuno può e deve ancora spendersi.."

Queste sono alcune delle risposte che ho ricevuto.
Ometterò per questioni di privacy nomi e cognomi.
Sono riflessioni che e ritengo un ottimo termometro della situazione.

Ritengo che gli elettori abbiano fatto una scelta importante premiando le forze che hanno unito i cittadini.
La governabilità dell'Italia è la priorità.
Non credo che il quadro politico, dopo queste elezioni, sia particolarmente complicato.
La sinistra ha scelto di farsi rappresentare dal PD, il PD ha la responsabilità di accogliere il contributo di tutte le forze (di sinistra) che non hanno rappresentanza in parlamento.
Mi sembra che il lavoro non manchi.
PG.

So bene che non è la fine, ma per 5 anni ( che così fanno 10), ci dovremo sopportare lo psiconano e il bovaro, con quella specie di avvoltoio che ronza intorno. Se non altro adesso spero che non si cercherà più di accordare gente come Mastella e Bertinotti ( pace all'anima loro.).
E.
 

Buona giornata. Non dobbiamo leccarci le ferite. Abbiamo raggiunto un
buon risultato e abbiamo posto le basi per un sano bipolarismo. Ora
tocca a loro risolvere i problemi della monnezza, della 4 settimana,
dell'Alitalia ecc.ecc. Noi la nostra parte l'abbiamo fatta e fino in fondo. Sono contenta anche per l'azzeramento dell'arcobaleno. Da oggi
non abbiamo più patemi. A presto.
S.

Gent. Stefano, sono daccordo con te. Anche in vista della costituzione dei nostri prossimi organismi del PD della nostra zona, e tenendo fede agli impegni presi con i nostri elettori, tra cui quello di non dare per scontate già nomine nei maggiori enti (vedi Provincia del 2009), nonchè esigere dagli attuali capi un po' più di umiltà che vuole anche dire saper ascoltare.
M.

Ciao Stefano credo tu abbia ragione nel dire che non è il caso di piangere, ma è altrettanto vero che a parte l'isola felice di Torino e qualche altra città, il nostro PD non esce da questa tornata elettorale proprio come vittorioso e questo, secondo mio avviso a prescindere dall'indiscutibile impegno profuso dalla maggior parte dei militanti. Non è da quella parte che vanno ricercate le ragioni di questa sconfitta su base nazionale, bensì nella insoddisfazione per come il precedente governo abbia ignorato sostanzialmente le ragioni dei lavoratori che non arrivano neanche più alla terza settimana del mese, compresi i giovani come il sottoscritto, che si vedono costretti a reinventare giorno per giorno la loro attività lavorativa in un panorama così fumoso da non riuscire a intravvedere una via di uscita. Personalmente ritengo che ci attendano nei prossimi mesi situazioni davvero complicate ( crisi ALITALIA, redditi da lavoro per chi li ha insufficienti, precarietà giovanile e l'avvicinarsi della paventata recessione americana) che potrebbero mettere il nostro Paese in una situazione ben peggiore di quella attuale se si continuasse con una politica fatta di compromessi, per garantire un seggio a chiunque rivendicasse di rappresentare una parte del Paese. Oggi dalle urne è emersa la chiara volontà del Popolo Italiano di farla finita con la miriade di micro partitini spesso rissosi e ostruzionistici, oggi al contrario si presenta uno scenario parlamentare tale per cui, se non altro, numeri alla mano, garantisce una governabilità a questo nostro martoriato Paese, e consegna a noi dell'opposizione il pesante compito di vigilare e contribuire a quella innovazione istituzionale, nel senso moderno del termine, che permetta all'Italia, che da sempre a rivestito un ruolo fondamentale nello scenario politico Europeo ed internazionale, di riprendersi quel ruolo centrale che per anni sembra aver perso rispetto alle altre democrazie Europee. Concludo queste mie osservazioni nella speranza che si apra da oggi veramente una nuova stagione politica, che partendo dalle istanze chiare che sono emerse dalla popolazione sappia rispondere in modo altrettanto chiaro, per restituire dignità e credibilità al più bel Paese del mondo.
P.

Ciao, come stai ? Dobbiamo rassegnarci per i prox 5 anni….Sperando che bossi rompa i coglioni sul federalismo a tal punto da incrinare i rapporti col berlusca… e’ l’unica !!!!
Eppure qui a Torino Il Pd ha vinto .. !!!!
E.


un paio di cosette le prevedevo anch'io ma la scomparsa della sinistva estvema non mi piace, anche se mi ha liberato del mescitore di bvodi e del dillibert.
continuo a pensare che se le liste le avessero fatte i militanti andava tutto molto meglio, altro che il figlio di colaninno e i generali omofobi
L.

Se non si è capace di ascoltare gli umori della base ed elaborare poi la politica conseguente, chi è preposto a questi incarichi deve cambiare mestiere...... altrimenti saremo sempre la sinistra perdente (quasi sempre).
A.

Caro Stefano, un grazie anche a te che ti sei speso per questo nostro ideale. Ora più che mai è il momento di continuare a crederci e “ricostruire” da queste nostre fondamenta che sono sane. 
R.

dalle sconfitte nascono le future vittorie ......non mi ricordo chi l'ha detto ma mi piace pensarlo. 
G.

Ciao Stefano: grazie per questa email. C'è molta saggezza, realismo e speranza in ciò che dici. Un abbraccio e ... si riparte. Non è finita qui. 
G.

....Stefano,apprezzo il tuo punto di vista e lo condivido. faccio fatica a pensare quello che potrei fare in questa fase così impegnativa della mia vita... ma ci saranno tempi migliori in cui sarà anche possibile fare politica in modo più attivo. Grazie a te per il tuo sforzo costante di coinvolgere sempre e comunque la gente!
P.

Ciao, almeno 15 RC li ho convertiti al PD, un ferroviere non ha votato, ripartiamo da capo, Tengo a precisare che come partito unico non è poi andata così male, infatti siamo appena nati, loro sono già in putrefazione. Voglio ridere quando la Lega farà la voce grossa per ottenere la paga. Probabilmente non si è capito il bisogno vero degli elettori ( Immigrazione- sicurezza GPG nei quartieri cosa già detta - Scuola - SALARI inventarsi una politica di aumento in funzione dell'inflazione Es: Scala mobile sarà dura ma è da fare se vogliamo il potere d'acquisto e smuovere il mercato.
S.

No, la fine sarà quando al prossimo G8 Berlusconi toccherà il culo a Carla Bruni e ci troveremo in piena terza guerra mondiale, a fare i partigiani in montagna. Per i francesi...
G.

Ciao Stefano, sono d'accordo con te. E' ora di riflettere, valutare, ripartire...unico modo per non sprecare la fatica fatta e dimostrare la serietà delle intenzioni.
Non molliamo!
B.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica PD riflessioni

permalink | inviato da ilmedianodispinta il 19/4/2008 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 marzo 2008

Votare per salvare la dignità del lavoro

 
Ancora un bel intervento per rafforzare la tesi sull'andare a votare
dal sito www.eguaglianzaeliberta.it, un bell'articolo di Pierre Carniti.

La politica stessa, con i suoi comportamenti, è spesso la fabrica dell'antipolitica. Ma sbaglierebbe chi da questo fosse spinto d astenersi: al Parlamento resta un ruolo importante per difendere diritti conquistati con fatica, e non è lo stesso avere una maggioranza di destra o di sinistra

Pierre Carniti

 

Secondo i sondaggi fatti, nell’intervallo tra la crisi del governo Prodi e lo scioglimento delle Camere, due italiani su tre si sono dichiarati nettamente contrari ad elezioni anticipate in assenza di un preventivo cambiamento della legge elettorale. Invece tra due mesi andremo a votare, sempre con lo stesso “Porcellum”. Come è noto, a questo epilogo ha alacremente lavorato il centrodestra ansioso di incassare i dividendi di una lunga e massiccia campagna di discredito verso il governo in carica. Ma indipendentemente dalla responsabilità, è piuttosto evidente che la soluzione imposta non aiuterà una ripresa di fiducia degli italiani verso i partiti e la politica. Per altro scesa ai suoi minimi storici  dalla istituzione della Repubblica. La ragioni sono più che comprensibili. Lasciando immutata la proliferazione di partiti e partitini (con poteri di ricatto) e per di più con gli elettori che non potranno mettere becco sulla composizione della rappresentanza parlamentare, è fatale che aumenti il numero di quanti pensano ai politici percepiti come rentier, ovvero come una casta. Dalla quale cercare di stare alla larga.
 
Tanto più che nell’immaginario collettivo la politica ed i politici sono diventati sinonimi di doppiezza, di corruzione, di dogmatismo, di inefficienza, di clientelismo. Colpa dell’antipolitica, dicono gli addetti ai lavori. Certo. Ma parliamoci chiaro: è soprattutto la politica ad alimentare l’antipolitica. Si pensi ad esempio quando la politica, la cui ragione d’essere dovrebbe essere solo e soltanto il bene comune, viene invece presentata dagli stessi protagonisti come il regno della furbizia, del  machiavellico. Come pura tecnica di conquista e di mantenimento del potere. Oppure si pensi alla dissennata campagna dei politici cosiddetti neoliberisti (cosiddetti, perché restano saldamente devoti alla prassi di “privatizzare i profitti e socializzare le perdite”; da questo punto di vista la vicenda Alitalia-Malpensa è un esempio da manuale) indaffarati a predicare la inefficienza di tutto quello che è pubblico; che è Stato; che è politica. La domanda è persino ovvia: se sono per primi i politici a non credere nella politica, chi  dovrebbe crederci? Beppe Grillo? Si pensi ancora, ad esempio all’Udeur, che mentre criticava la maggioranza di cui faceva parte, perché “incapace riforme liberali”, rivendicava contemporaneamente la nomina di ginecologi di partito. Si pensi infine alla lezione “liberale” dei cinque anni di governo Berlusconi (che ora si candida a replicare) con al centro: il suo fatturato; le sue televisioni; la modifica delle leggi per uscire indenne dai suoi processi. Insomma, troppo spesso la politica ha delle “ragioni” che la “ragione” non capisce. Naturale quindi che non piaccia. Che aumenti il disincanto, il disamore.
 
Attenzione però. Se è vero che la politica non si fa necessariamente solo dal Parlamento, è altrettanto vero che la politica non si può fare solo fuori dal Parlamento: nel volontariato, nell’associazionismo, nel sindacato. Perché ci sono questioni sulle quali l’orientamento politico-parlamentare è molto importante. Si pensi in particolare al lavoro che costituisce la preoccupazione di milioni di persone. Perché non lo trovano, perché temono di perderlo, perché è insicuro, perché è malpagato.
 
Naturalmente per tutelarlo la contrattazione resta lo strumento fondamentale. Ci sono tuttavia aspetti che stanno fuori del perimetro della contrattazione e con i quali si deve fare i conti. Anche per rendere praticabile la stessa contrattazione. Senza stare a fare discorsi lunghi e complicati si tenga soltanto presente che mentre il capitale è globale, il lavoro è locale. Servono quindi orientamenti politici culturali e regole. Non per neutralizzare questa asimmetria (che, allo stato, appare impresa abbastanza velleitaria), ma quanto meno per ridurla. Insomma, per dirla in breve: per quanto i margini di manovra siano stretti,  non è esattamente la stessa cosa avere un Parlamento con una maggioranza di destra, invece che di sinistra. Non lo è in particolare per quanti  ritengono che la “dignità del lavoro” debba essere salvaguardata.
 
Secondo il vocabolario della lingua italiana della Treccani la parola dignità esprime “la condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dalla sua stessa natura di uomo ed insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a sé stesso”. Poiché stiamo celebrando i sessant’anni  della nostra Costituzione, giova ricordare che la parola dignità ricorre in tre disposizioni della Costituzione: all’articolo 3, primo comma, dove si afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”; all’articolo 36, primo comma, dove si afferma che la retribuzione del lavoratore deve essere tale da “assicurare a sé ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa”; all’articolo 41, secondo comma, dove si afferma che l’iniziativa economica privata “non può svolgersi...in modo tale da recare danno…alla dignità umana”.
 
Dignità è quindi il termine riassuntivo dei diritti fondamentali della persona umana. Sia come singolo, che nelle formazioni sociali dove si esprime la sua personalità. Non a caso è il termine utilizzato per esprimere quasi tutti i diritti proclamati nei principi fondamentali ed, in generale, nella prima parte della Costituzione. Vale la pena di sottolineare che non si tratta di diritti meramente declamati, ma riconosciuti come effettivi secondo il disposto dell’articolo 3, secondo comma. Dignità del lavoratore è pertanto il termine riassuntivo dei diritti fondamentali dell’uomo in quanto lavoratore. Per altro è opportuno ricordare che nel nostro ordinamento l’elenco relativo alla tutela della personalità del lavoratore (e quindi della sua dignità) è significativo ed importante. Si va dal diritto alla salute (articolo 2087 del c.c. ed articolo 32 della Costituzione); al diritto alla sicurezza (articoli 2087 e 2050 del c.c. ed articoli 32 e 41, secondo comma, della Costituzione); dal diritto del lavoratore a lavorare in un ambiente in cui possa sviluppare la sua “personalità morale” (articolo 2087 del c.c. ed articolo 2 della Costituzione), al diritto a trattamenti non discriminatori per ragioni di sesso (legge 903/77 e 125/91) religione, o etnia (legge 67/06 e 300/70)  che impegnano alla repressione ed alla nullità degli atti e dei comportamenti discriminatori; dal diritto all’onore, alla professionalità, all’immagine (articolo 2103 del c.c.), al diritto  alla libertà di opinione nei luoghi di lavoro (articolo 11 della legge 300/70); dal diritto alla riservatezza (articoli 2,3,4,,5,6,8, della legge 300/70), al diritto al riposo (sentenza della Corte Costituzionale 616/87).
 
Ebbene, chi è convinto che tali diritti (per altro frutto di impegnative battaglie) non debbano finire nel dimenticatoio, nel “magazzino dell’usato”, magari in omaggio ad una malintesa modernità, non  può sottrarsi al dovere di difenderli. Con tutti i mezzi democratici che sono a disposizione. Si possono perciò anche capire le diverse ragioni di disamore verso la politica ed i politici. Ma, a questo riguardo, la prima cosa da fare è andare a votare. Andare a votare per scongiurare il rischio che nel Parlamento, per apatia ed indifferenza, finisca per prendere sciaguratamente piede una maggioranza cinicamente propensa a rottamarli.




permalink | inviato da ilmedianodispinta il 24/3/2008 alle 22:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
luglio